|
|
Egitto (Repubblica Araba d'Egitto)
Dall'assassinio del Presidente Anwar Sadat, in Egitto vigono le leggi d'emergenza, che limitano drasticamente le libertà individuali e i diritti civili. Questa misura è stata presa soprattutto per fronteggiare la minaccia costituita dai Fratelli Musulmani, movimento fondamentalista islamico, ufficialmente bandito dalla legge, ma che, alle ultime elezioni parlamentari del 2005, concorrendo su base personale, si è aggiudicato il 20% dei seggi (88 su 454).
L'articolo 2 della Costituzione del 1971 stabilisce la Shari'a come fonte principale della legge. Essa fornisce la base giuridica per l'adozione della pena di morte. La libertà di associazione e di espressione sono fortemente limitate. Nel corso dell'ultimo anno, il regime ha usato la mano dura contro gli oppositori, avviando una serie di arresti e processi, nei confronti non solo dei Fratelli Musulmani, ma anche di bloggers e di editori di giornali indipendenti. Il blogger Abdul Kareem Nabeel Suleiman (noto come Kareem Amer), espulso dall'Università Al-Azhar, è stato condannato, il 22 Febbraio 2007, a 4 anni di carcere (uno per diffamazione del Presidente e 3 per vilipendio all'Islam). Recentemente è stato riportato come Kareem sia stato torturato in carcere. Uno dei paradossi della comunità internazionale sta nel fatto che l'Egitto ospiterà nel 2009 il terzo raduno dell'Internet Governance Forum, un organismo delle Nazioni Unite il cui motto è: "Internet should be accessible, usable and safe. Questo mentre, secondo un rapporto di "Reporters without borders", l'Egitto rientra tra i 13 paesi considerati "nemici di internet".
Sette giornalisti sono stati recentemente condannati a un anno di carcere per diffamazione degli alti ranghi del partito Nazional-Democratico (NDP) di Mubarak. Tra questi, Ibrahim Eissa, editore dell'indipendente Al-Dostour, è tuttora sotto processo con l'accusa di aver diffuso false notizie sulle precarie condizioni di salute del Presidente. Anche a seguito di questi casi, il Grande Imam di Al-Azhar Sceicco Tantawi, la massima autorità teologica dell'Islam Sunnita, ha emesso una fatwa secondo la quale i calunniatori vanno frustati 80 volte.
Ulteriore campanello d'allarme del deterioramento della condizione dei diritti umani in Egitto proviene da Saad Eddin Ibrahim, sociologo e noto attivista per i diritti umani che ha già scontato un lungo periodo nelle carceri egiziane. Ibrahim si trova all'estero da sei mesi, impossibilitato a tornare in Egitto, pena la sua incolumità fisica. Accusato di aver convinto l'amministrazione americana a sospendere i fondi all'Egitto fino a quando non verrà garantito il rispetto delle regole democratiche, pendono su di lui svariate cause per tradimento e danneggiamento dell'interesse economico nazionale. Lo stesso stratagemma - denunce private presentate da individui filogovernativi contro attivisti per i diritti umani - è stato impiegato contro Ayman Nour, candidato liberale alle presidenziali del 2005, fatto oggetto di decine di accuse da parte di privati e condannato a 5 anni di carcere.
L'insofferenza del Presidente Mubarak (79 anni, dal 1981 ininterrottamente al potere) per qualsiasi tipo di critica è con ogni probabilità dovuta alle manovre che si stanno effettuando per garantire a suo figlio Gamal (44 anni) un'eredità automatica del potere.
Il regime egiziano non ha dimostrato clemenza nei confronti dei rifugiati provenienti da vari paesi africani, in particolare dal Sudan. Al confine israelo-egiziano, che in molti varcano illegalmente nella speranza di trovare un rifugio in Israele, si sono registrati alcuni casi di uccisione dei rifugiati da parte delle autorità egiziane. L'ultimo episodio è avvenuto in Novembre, quando la polizia di confine egiziana ha sparato a una donna eritrea. La violazione più grave nei confronti dei rifugiati si è registrata nel Dicembre 2005, quando in 27 darfuriani sono stati uccisi dalle forze dell'ordine, durante una manifestazione nella quale chiedevano alle autorità egiziane un miglior trattamento.
Le mutilazioni genitali femminili (FGM) sono largamente diffuse in Egitto (97% delle donne in età riproduttiva, secondo dati UNICEF), ma non sono da ricollegarsi a un precetto islamico, bensì ad antichi costumi tribali. Nonostante sia il governo egiziano sia le autorità religiose si siano espresse contro questa pratica, l'attuale bando alla sua attuazione non è ancora stato convertito in legge.
Le minoranze religiose richiedono l'equiparazione dei diritti civili con la maggioranza della popolazione musulmana sciita. I Copti, gli abitanti originari dell'Egitto, principalmente appartenenti alla Chiesa Ortodossa Copta, rappresentano oggi il maggior gruppo minoritario (10-14% della popolazione), da secoli perseguitato e discriminato. I circa 2000 credenti della Fede Bahá'í sono fortemente discriminati non essendo questa religione riconosciuta dallo Stato. Inoltre, coloro che abbandonano l'Islam per convertirsi ad altre fedi affrontano persecuzioni che possono risultare anche nell'incarceramento.
|