Autorità Nazionale Palestinese (ANP)

La situazione umanitaria nell'ANP è progressivamente degenerata dal gennaio 2006, quando Hamas, movimento fondamentalista islamico istituito a Gaza nel 1987 dai Fratelli Mussulmani, ha vinto le elezioni legislative. Nel corso del 2007, la conflittualità tra Fatah e Hamas è costantemente cresciuta, raggiungendo nel giugno scorso il suo apice con i 4 giorni di lotta intensa a Gaza, che hanno consegnato la Striscia nelle mani di Hamas, provocando lo scioglimento del Governo da parte del Presidente Abu Mazen. In quell'occasione, 116 persone sono rimaste uccise e circa 2000 ferite. Le violenze tra le fazioni sono riprese lo scorso Ottobre, culminando in un'altra tragedia il 12 Novembre, durante la manifestazione organizzata a Gaza da Fatah per l'anniversario della morte di Arafat. Le forze di Hamas hanno sparato sulla folla, uccidendo 6 persone. Il dilagare della violenza ha portato Amnesty International a rilasciare recentemente un rapporto, “Occupied Palestinian Territories: Torn apart by factional strife”, che denuncia i crimini compiuti da entrambe le fazioni. Durante gli scontri sono state effettuati esecuzioni sommarie di prigionieri, assassini di civili inermi, scontri a fuoco dentro ospedali. Il 10 giugno, le forze di Hamas hanno catturato Muhammad Swairki, cuoco della guardia personale del presidente Mahmoud Abbas e lo hanno ucciso gettandolo dal 15° piano di un palazzo, con mani e piedi legati. La notte dello stesso giorno, i combattenti di Fatah hanno catturato un sostenitore di Hamas, Muhammad al-Ra'fati, e buttato giù da un alto palazzo. L'11 giugno a Beit Lahiya gli uomini di Hamas hanno assalito la casa di Jamal Abu al-Jadiyan, importante funzionario di Fatah, lo hanno catturato, fatto uscire in strada e ucciso a colpi di proiettile.

Da quando Hamas ha preso il potere sulla Striscia di Gaza, la tortura di detenuti, attacchi contro dimostranti e intimidazioni nei confronti di giornalisti sono diventati una pratica comune. Nella West Bank, Fatah non è da meno e ha arrestato centinaia di presunti simpatizzanti di Hamas, violando ogni procedura legale. Il “Comitato per la protezione dei giornalisti” attesta che i reporter locali vengono spesso minacciati o aggrediti per servizi troppo favorevoli alla fazione opposta. Le lotte tra faide, legate più alla corruzione delle leadership che al conflitto con Israele, ed esposte all'occhio dell'opinione pubblica internazionale dall'assassinio di Moussa Arafat a Gaza nel 2005, continuano a comportare un'ulteriore minaccia alla stabilità della situazione nei Territori. Nella Striscia, l'Esercito dell'Islam, un gruppo legato ad Al-Qaeda e al potente clan palestinese dei Dughmush, ha rapito lo scorso marzo e trattenuto in ostaggio per 5 mesi il giornalista della BBC Alan Johnston. Nonostante l'apparente mancanza di legge ed ordine, Hamas continua ad avere il controllo e a supervisionare tutti i dissidi interni alla Striscia di Gaza.

Un'elevata percentuale di esecuzioni capitali, eseguite fino al 2005, era stata comminata per il reato di collaborazionismo con il nemico israeliano. Non si sono registrate esecuzioni nel 2006. E' prevista una riduzione della pena fino a 6 mesi per i “crimini di onore” (l'omicidio da parte di un parente di una donna che ha assunto comportamenti sessuali “riprovevoli”) e per gli stupratori che acconsentono a sposare la loro vittima. ONG locali riportano che, nel corso del 2007, si sono consumati 50 reati d'onore. Gli ultimi sono quelli avvenuti a Qalqilya a fine ottobre, di Wafa Wahadan e delle sorelle Sima (27) e Eman (25) Mohammad Ali El-Adel, i cui parenti hanno appunto ammesso di averle uccise per rispettare l'onore della famiglia.

Gli omosessuali, come in tutti gli Stati arabi, non si dichiarano pubblicamente per il rischio che corrono di essere uccisi, anche per mano delle loro stesse famiglie che si sentono disonorate. In più, “omosessuale palestinese” è diventato sinonimo di collaborazionista, e ciò per via del flusso clandestino verso Israele, dove sono tollerati per la loro sessualità, ma incontrano problemi derivanti della mancanza di status legale. Shaul Gannon, dell'Associazione GLBT di Tel Aviv, si è occupato personalmente di più di 1000 casi di giovani palestinesi omosessuali approdati in Israele privi di ogni cosa. Solo 60 di loro hanno accettato l'aiuto di Gannon nell'affrontare le pratiche per essere accolti da Israele o per emigrare all'estero. La maggior parte sa infatti che l'aiuto di un israeliano può essere per loro fatale, se un giorno dovessero tornare nell'ANP. Il “Gruppo di Monitoraggio Palestinese sui Diritti Umani”, fondato e diretto dal Dr. Bassam Eid, fornisce un supporto nei Territori dell'ANP anche per queste persone.

Il 7 ottobre scorso, Rami Ayyad, il gestore dell'unico negozio di libri cristiani di Gaza, è stato trovato ucciso con evidenti segni di tortura. Era stato in passato accusato da gruppi islamici di praticare azioni missionarie, e nello scorso aprile, il suo negozio era stato dato alle fiamme insieme ad altri siti ricollegabili alla cultura Occidentale, come l'American School e vari internet caffè.